L’abbraccio

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Lì, sul crinale dove amore e violenza possono confondersi, Silvia Cossu punta il suo sguardo fermo e severo, attenta a non perdere il senso di un’esperienza tanto estrema quanto rivelatrice.
C’è della tenerezza persino in quell’abbandono al dominio dell’altro, nel sottomettersi senza resistere, nell’annullarsi in una cieca ubbidienza. Nessun’altra pulsione è altrettanto moderna di quella mosochisticamente autodistruttiva e nessun’altra è altrettanto emblematicamente femminina: da due secoli almeno la letteratura ha raccolto le testimonianze più disperate e sincere di questo inabissarsi nel nulla o al contrario dell’esaltazione altrettanto disperata del dominio assoluto, ma mai con tanta acutezza si è inciso nella piaga di una femminilità al tempo stesso rifiutata e subita.
Le due donne che in questo romanzo si inseguono e si distruggono, perdutamente amandosi, sono davvero pronte a misurarsi con il destino compiuto di chi alla modernità, e al suo nichilismo, nulla ha da opporre se non la certezza che piacere e dolore alla fin fine coincidono.
Attorno a loro la vita continua con i soliti affetti, le famiglie, le città e i paesi, le stagioni, il giorno e la notte; ma dentro di loro, nel loro stesso corpo,invano scavato ed esplorato per venir posseduto, nulla è più come prima dopo aver superato la soglia del dannarsi, del desiderarsi, del donarsi per sempre.
Dagli inferi non si torna se non per ricordarsi che la vita e la morte sono le facce di una stessa medaglia, strette in un abbraccio che non può sciogliersi.
Cesare De Michelis