Le parole mancate

le parole mancate

 

“Un padre importante, che se ne è andato improvvisamente, quando il figlio era appena adolescente. Un padre di successo, che aveva inventato Bud Spencer e Terence Hill, trasformandoli nei protagonisti di una trilogia “spaghetti western” che aveva travolto i botteghini. Un padre assente e distratto, che aveva mescolato ambizioni intellettuali – era stato scrittore e sceneggiatore e regista – e sogni di successo e di guadagni, come si usava nel cinema degli anni ’60, e al tempo stesso aveva confuso gli affetti familiari con una voglia sfrenata di libertà e trasgressione. Giuseppe Colizzi fu tutto questo e, soprattutto, è un conto in sospeso per il figlio rimasto orfano ragazzo. Le parole mancate, otto anni dopo, conclude l’analisi cominciata con Il corpo di mia madre, e ricostruisce idealmente il disastro familiare che sta alle spalle di Alessandro: da una parte una madre troppo fragile per non coinvolgere il figlio nella sua debolezza, dall’altro un padre troppo forte per accorgersi delle sue paure e difenderlo. Il risultato è un crudo ritratto di una famiglia scombinata, che finalmente nel racconto si scontra e si confronta durante una lunga nottata trascorsa sul crinale che tiene insieme sogno e realtà, l’unico spazio dove i membri di questa famiglia riescono a ritrovarsi e a parlarsi sinceramente. Se la famiglia è un amore ingarbugliato e irrisolto, questa, con il suo padre straordinario e il suo figlio inarrendevole, per un verso lo è di più, ma per l’altro è sempre il luogo che tutto ha donato e al tempo stesso ha sprecato, è il centro del mondo e della conoscenza, l’origine dell’amore e della disperazione. È tutto e anche niente.” Cesare De Michelis